Marco Cavallo a Montesanto

 

 

L'impegno di singoli, associazioni e cittadini per cambiare dal basso il quartiere e la città

 

 

Marco era un animale vero, ed erano stati “i matti” a chiamarlo così nel 1973, loro che nel manicomio di Trieste sopravvivevano lontano dagli occhi della società che divideva le persone in “dentro” e “fuori”, perché fa sempre paura confrontarsi con la diversità.
Dentro le mura di quel manicomio, diretto da Franco Basaglia che sperimentava nuove forme di cura della malattia mentale, nacque così la “pazza idea” di costruire una grande scultura che raffigurava Marco Cavallo. Ma, una volta costruito, non c’era verso di farlo uscire, perchè era molto alto e non passava per nessuna porta. Fu necessario perciò rompere, non solo simbolicamente, le mura di quel manicomio e, nel varco aperto, “i matti” dietro Marco Cavallo, potettero per la prima volta tutti insieme girare per la città finalmente liberi. Fu l’inizio di un percorso di apertura che portò nel 1978 alla legge 180, passata alla Storia come legge Basaglia, che chiuse le istituzioni manicomiali, sancendo il diritto delle persone con malattie mentali di essere parte della società. Più di mezzo secolo dopo Marco Cavallo galoppa da nord a sud e anche all’estero, ospite di festival, concerti, convegni e manifestazioni, testimone di un cambiamento che continua ad aver bisogno di sostegno per dirsi concluso.

Alcuni si chiederanno se dopo tanti anni ha ancora senso portarlo in tour.

Ebbene il nostro Marco Cavallo, tutto napoletano, un po' diverso dal cugino triestino, robusto, con grandi occhi e note musicali, è qui per darci testimonianza di un fuori, un’apparenza spensierata, gioiosa. Eppure, sulla sua coda e sulla sua criniera ci ricorda anche oggi di un “dentro” di desideri e bisogni non ascoltati, non visti: quelli dei carcerati, dei ragazzi, dei “diversi”, dei fragili, offuscati dall’ombra delle guerre che accadono attorno a noi, isolati e abbandonati dall’indifferenza, emarginati da violenza e discriminazione.
Marco Cavallo non si stanca di ricordarci che la stigmatizzazione del disagio e della fragilità sono ancora presenti, insieme al rischio che il manicomio si affacci all’orizzonte in altre forme e con altri nomi.
Ma ci ricorda anche che cambiare lo status quo è possibile: con Sbandanapoli, attraverso questa esperienza collettiva di condivisione attraverso la musica, abbiamo provato a dare il nostro contributo per abbattere i muri dell’indifferenza, per cambiare lo status quo!

Marco Cavallo sulla Luna
di Sergio Bizzarro

Marco Cavallo l’ho incontrato un giorno
col casco d’astronauta sul collo:
cercava i pazzarelli tanto amati,

li ha visti nelle strade abbandonati,
liberi, forse, fuori dai cancelli
ma prigionieri sempre di un inganno:

la turpe malcelata indifferenza,
che li condanna a vivere isolati
esclusi dalla vita di ogni giorno.

Li ha visti rimpallati in corridoi
di neon d’ospedali a mendicare
la pillola che salva per un’ora.

Li ha visti sprofondati nei cartoni
di vino guasto, sempre alla ricerca
di porticati poco transennati.

Marco Cavallo si è guardato intorno
e ha scorto un mondo che non vuol cambiare
con tanti esclusi e pochi a comandare,

in cui la specie, immemore del male,
patito dentro il secolo di ferro,
torna agli antichi vizi e uccide e stupra,

in cui il timore della bomba torna
insieme a un clima che non vuole stare,
con i ghiacciai scomparsi e i fiumi magri,

le terre abbandonate, tanti in fuga,
dentro la traccia di una vita vaga.
E il popolo accaldato nel suo circo,

gira la testa a non veder l’incendio,
guarda Sanremo mentre il mondo trema,
beato nel suo godimento spento.

Dov’è quel mondo nuovo immaginato
tanti anni prima nelle strade in fiamme?
Dov’è quel desiderio che allattava

l’attesa di una vita senza ghetti?
Oh quanti sogni lui portava in groppa
correndo per le strade a capofitto.

Quel desiderio forte ormai si è spento
lasciando spazio solo al godimento
che si ripete e lascia insoddisfatto.

Marco Cavallo della Terra è stanco:
vuole volare dritto sulla Luna,
per questo spuntan le ali sui suoi fianchi.

Il viaggio programmato già fu fatto
dal prode Astolfo che sull’unicorno
volò lassù per riacquistare il senno

del paladino Orlando fatto folle
perchè Angelica Bella non lo volle
ammaliata che fu dal saraceno.

Marco Cavallo ha progetti arditi:
se il senno umano fa questi disastri
meglio lasciarlo alla terrena sorte.

Vuole portare altrove i pazzarelli
con tutti quelli che han voglia di sognare,
per questo punta dritto ad allunare.

Sta per spiccare il volo a muso duro.
Cosa dobbiamo far? Compagni, amici...
Sulla sua coda sono scritti i sogni

di un tempo antico e di un futuro ambìto...
Convincerlo a restare sulla Terra?
O prender per la coda il desiderio

...e volare con lui sopra la Luna?